“Disabilità e diritti lesi” di Giuseppe Gandolfo

Palermo 29.10.2019

Sono passati 4 anni dalla Legge 107/15, la cosiddetta ‘’Legge sulla buona scuola’’. Ed è da allora che la Regione Sicilia vuole
cancellare il servizio igienico-personale, un servizio fondamentale per gli studenti diversamente abili frequentanti le scuole
superiori. Da oltre 20 anni gli assistenti che svolgono questo servizio permettono a migliaia di studenti, in tutta l’isola, di
frequentare le istituzioni scolastiche permettendo loro di usufruire del sacrosanto diritto allo studio.
Tutto questo perché nella sopracitata Legge si fa riferimento ad una norma contrattuale del collaboratore scolastico che, se
opportunamente formato, può occuparsi ‘’anche’’ di assistenza di base ai disabili.
A tal proposito vogliamo ricordare che la L.R. 68/81, tutt’oggi in vigore, assegnava ai comuni le competenze per l’inserimento dei
disabili nelle scuole normali assegnando personale adeguato, compreso quello addetto all’assistenza igienica-personale, per
soddisfare le esigenze di integrazione e socializzazione.
Nel 1998 il Governo, in attuazione del Capo 1 della Legge 15 marzo 1997 n.59, per la riforma della P.A. e per la semplificazione
amministrativa, emana il decreto 112/98 che integra l’Art. 139 Comma 1 lettera C con il quale trasferisce ‘’i servizi di supporto
organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap’’ agli Enti Locali ripartendo le competenze tra Comuni e
Province.
Certo, sulla dicitura ‘’servizi di supporto’’ qualcuno fa confusione, non certo il Consiglio di Stato che con la sentenza n. 3950 del 23
luglio 2013 si è pronunciato rigettando il ricorso del Presidente di una Provincia secondo il quale tali servizi fanno riferimento al
solo trasporto.
Il criterio interpretativo dei giudici chiarisce, invece, che l’apparato normativo e gli istituti disciplinati devono realizzare il
diritto all’inclusione sociale della persona con disabilità, di cui il diritto allo studio rappresenta componente fondamentale.
Il riparto di competenze tra Enti Locali, continuano i giudici, deve essere funzionale alla messa in atto di quelle misure che
concorrono a rendere effettivi tali diritti e che, nel caso di specie, si concretizzano nel supporto organizzativo.
Ed è in virtù di questa Legge, la 112/98 Art. 139, che la ex Provincia di Palermo, ha organizzato il servizio igienico-personale
fin dal 1998, anno in cui recepisce la Legge dello Stato e fino al 21 dicembre 2018, momento in cui la Città Metropolitana decide di
passare al sistema di accreditamento. Nei documenti ufficiali delle sedute in Giunta Provinciale che servivano ad organizzare il
servizio in questione è stato sempre sottolineato che la Provincia ‘’è obbligata dall’art. 139 della 112/98’’ ad erogare il servizio. Tali
documenti sono protocollati e archiviati e possono essere consultati.
Tale obbligo deriva dal fatto che l’Art. 1 comma 4 del Decreto recita: ’’in nessun caso le norme del presente decreto possono
essere interpretate nel senso della attribuzione allo Stato di funzioni e compiti trasferiti, delegati o comunque attribuiti alle
regioni e agli Enti Locali alla data di entrata in vigore del presente decreto’’. Quindi sta dicendo che l’Ente Locale, nel nostro caso la
Provincia, deve erogare il servizio utilizzando personale che non sia statale, e fino a prova contraria i collaboratori scolastici sono
dipendenti dello Stato.
Tale Legge, inoltre, è stata recepita dalla Regione Sicilia, e l’Art. 139 viene inglobato, pari pari, nella L.R. 6/2000 del 24 febbraio
2000 all’Art. 12.
Nel 2004, sempre la Regione, rafforza tali competenze con la L.R. 15/2004 del 15 novembre 2004 che con l’Art. 22 Comma 1
conferma che ‘’l’assistenza igienico-personale è di competenza dei comuni’’, mentre, al comma 2 sottolinea che ‘’rimane ferma
la competenza delle Province se i soggetti da assistere frequentino le scuole secondarie di secondo grado’’.
‘’Rimane ferma’’, quindi rafforza e blinda la norma che lo Stato le aveva conferito con il Decreto Legge 112/98.
Nel 2005 con Circolare n. 3 Prot. 309 l’Assessorato della Famiglia nel confermare le direttive circa i servizi da erogare, citando tra
l’altro le Leggi 68/81 e 6/2000, chiarisce che l’assegnazione di personale qualificato addetto all’assistenza igienico-personale è
rivolta esclusivamente ad alunni non autosufficienti sul piano motorio od insufficienti mentali che non hanno il controllo degli
sfinteri, quindi, con handicap grave. 
Trattasi, continua la nota, di mansioni di natura specialistica. Quindi lo stesso Assessorato riconosce che il bidello non può farsi
carico di tale mansione in quanto non prevista nel profilo contrattuale.
Una cosa è occuparsi di studenti con handicap lievi, per i quali vige anche l’obbligo all’assistenza, ad oggi mai garantita, ed una
cosa è occuparsi di studenti con handicap grave, per i quali è prevista una presa in carico diversa come chiarisce la sentenza
della Corte Costituzionale n.80 del 2010 che chiarisce che ‘’è necessario individuare meccanismi di rimozione degli ostacoli che
tengano conto della tipologia di handicap’’. In una frase 2 principi: la necessità di diversi metodi nella presa in carico della
persona e la necessità di rimuovere quegli ostacoli che nello specifico ambiente, ostacolano il funzionamento della persona.
Eliminare la figura dell’assistente igienico-personale non solo è contro la Legge, ma anche contro il buon senso.
Basta guardare il mansionario contenuto nei capitolati di servizio:

Assistenza di aiuto alla deambulazione per i soggetti impossibilitati a svolgere autonomamente tale funzione.

Assistenza all’utilizzo dei servizi igienici e cura dell’igiene personale, cambiare, lavare e altre funzioni legati alle esigenze
fisiche dello studente.

Assistenza durante l’eventuale consumo dei pasti, e in genere, durante tutte le attività che attengano all’autonomia degli
alunni, favorendone l’autosufficienza.

Assistenza nello svolgimento di attività ludiche, di laboratorio, e durante lo svolgimento di visite guidate, collaborazione, se richiesta, ai docenti, nelle varie fasi delle attività scolastiche.

Accompagnamento degli alunni in occasioni di attività didattiche pomeridiane o attività che si svolgono fuori dalle strutture scolastiche (Stages, Cinema, Teatri, Convegni, Manifestazioni culturali, Viaggi di istruzione anche all’estero.

Come farebbe il collaboratore scolastico tutto ciò in aggiunta alle proprie mansioni? Abbandona la vigilanza? Rinuncia alla pulizia?
Non si può mortificare il disabile equiparandolo a una funzione aggiuntiva!
Eppure la Regione (con al seguito la Città Metropolitana) ci prova a farlo!
E’ da 3 anni che utilizza illegittimamente i collaboratori scolastici lasciando a casa oltre 70 operatori qualificati e con 20 anni di
esperienza!
Lo fa nonostante con la L.R. n. 24 del 5 dicembre 2016 ha attratto all’amministrazione regionale le competenze di assistenza già
svolte dalle ex Province e oggi affidate alle Città Metropolitane e ai Liberi Consorzi.
Lo fa ‘’dimenticandosi’’ delle leggi 68/81, 6/2000, 15/2004, Leggi ancora in vigore, della circolare 3 del 2005 e del Decreto
Legislativo 112/98. E di tutte le sentenze di merito. Perché lo fa, per migliorare il servizio? No!!! Per risparmiare!!!!!
E lo fa sulla pelle delle fasce più deboli, nonostante diverse sentenze della Corte Costituzionale, non ultima la n. 275 del 19
ottobre 2016 sancisce che ‘’il diritto allo studio degli studenti con disabilità non può essere finanziariamente condizionato in
termini assoluti e generali’’.

E lo fa controtendenza: mentre il Paese distribuisce miliardi a persone per non fare nulla, attraverso il Reddito di Cittadinanza, nel tentativo di trovare loro un lavoro che al momento non c’è, la regione Sicilia toglie il lavoro a chi un lavoro ce l’ha già.

E non è tutto: la Regione Sicilia, attraverso l’Assessorato della Famiglia, per fare tutto ciò chiede parere al Consiglio di Giustizia
Amministrativa. Lo ha fatto con relazione Prot. n. 4752/gab in data 13 agosto 2019.
Chiede parere al CGA se può licenziare un migliaio di lavoratori che da oltre 20 anni svolgono con onestà e professionalità un
servizio essenziale trasferendone le competenze ai collaboratori scolastici mortificando migliaia di studenti con disabilità, e le loro
famiglie, che verrebbero privati del supporto necessario per superare quegli ostacoli che altrimenti gli impedirebbero il diritto
allo studio.

E la Commissione, esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Elisa Maria Antonia Nuara, ha risposto. Lo ha fatto il 10 ottobre
col documento definito ‘’numero affare 00251/2019’’ discusso nell’Adunanza di Sezione del 24 settembre 2019.

Risponde, in sintesi, che nell’esercizio dell’attività consultiva, il CGA per la Regione Siciliana, quale organo di consulenza
imparziale e terzo dello Stato-ordinamento e non dello Statoapparato, non è destinato a supportare le concrete scelte
decisionali dell’Amministrazione regionale, dal momento che la funzione consultiva, svolta nell’interesse non dell’ordinamento
generale, ma dall’Amministrazione assistita, compete ad altre strutture.

Questo Consiglio fornisce il proprio parere solo su questioni di massima e non è tenuto a rendere pareri su aspetti minuti che attengano a ‘’un ordinario segmento del procedimento amministrativo’’ non potendosi sostituire all’Amministrazione nel dovere di quest’ultima di provvedere.

La Commissione Speciale del Consiglio di Stato ha precisato che, in sede di attività consultiva facoltativa, può fornire il proprio
avviso in stretta e rigorosa interpretazione della Legge e sempre su questioni di larga massima, fermo restando l’onere
dell’Amministrazione di esporre, nella sua richiesta, i rilevanti motivi di interesse pubblico.
Il Consiglio del CGA ritiene necessario che l’Ufficio legislativo e legale della Presidenza della Regione Siciliana, quale organo
interno della Regione stessa, venga consultato in via preliminare e necessaria, in forza della stessa normativa regionale, in ordine
agli specifici problemi giuridico-interpretativi, posti da norme legislative, sia statali che regionali, anche al fine di supportare e
motivare la eventuale scelta del ‘’governo regionale’’ di seguire la via della consultazione di questo Consiglio di Giustizia
Amministrativa ai sensi della normativa vigente.
Pertanto considerato che la richiesta di parere non risulta accompagnata né dalla necessaria relazione dell’Ufficio legislativo
e legale né da una relazione tecnica proveniente dall’Assessorato richiedente, esprime parere interlocutorio, disponendo che la stessa sia integrata nei sensi di cui sopra, entro 30 giorni dalla data di ricezione del presente parere.
Va riservata all’esito della richiesta integrazione l’espressione del parere definitivo, per la quale può essere fissata l’Adunanza del
mese di dicembre 2019.
Il Consiglio di Stato ha costantemente ricordato, di recente con il parere n. 1458/2017, che la funzione consultiva non è mai
esercitata nell’interesse dello Stato-Governo né di quello dello Stato-Amministrazione, ma esclusivamente nell’interesse dello
Stato-Comunità.
E considerando che di questa comunità facciamo parte anche noi lavoratori del settore nonché gli studenti diversamente abili, e i
loro genitori, confidiamo nel parere del CGA, qualora l’Assessorato ritenga necessario richiedere parere definitivo,
affinché si faccia chiarezza sulla jungla della normativa vigente e della sua interpretazione, onde evitare di rivolgersi ai tribunali
per vedersi riconoscere dei diritti sanciti dalla Carta Costituzionale, come il diritto allo studio e il diritto al lavoro.
                                                                                                            Gandolfo Giuseppe, Assistente Igienico-Personale, Palermo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: