Guerra tra poveri nella povera Italia

Leonardo Alagna, insegnante di sostegno e sociologo, direttore di Osservatorio Diritti Scuola e vice presidente nazionale della FIRST, Federazione Italiana rete a Sostegno degli alunni con disabiltà, componente del gruppo di lavoro presso l’Osservatorio per l’Inclusione al MIUR, interviene sulla polemica innescata dalla firma del Contratto sulla mobilità dello scorso 2 Luglio, in seguito al quale sarà data la possibilità ai docenti privi di specializzazione che stiano concludendo un corso di specializzazione o che abbiano alle spalle almeno un anno sul sostegno, di chiedere assegnazione provvisoria per ricongiungersi con i propri familiari proprio sui posti in deroga sul sostegno.

La risposta alla negazione del diritto allo studio si intreccia a causa del malfunzionamento dell’amministrazione scolastica  con la vita degli insegnanti, che soprattutto a seguito della 107/2015, sono stati mandati ingiustificatamente a ricoprire posti di ruolo al nord, bloccando fuori dalla propria regione al contempo i docenti immessi in ruolo prima della “Buona Scuola” .

Gli stessi insegnanti che per anni avevano lavorato da precari e avrebbero potuto lavorare, come hanno sempre fatto, nelle proprie province di origine, dove i posti abbondano, ricoprono oggi quei posti utilizzando la tutela dell’assegnazione provvisoria. Su quegli stessi posti potrebbero essere titolari non solo loro, ma anche tutti i precari. Invece assistiamo ad una serie di affermazioni di tutti contro tutti.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire perché sino ad ora si è adottata la peggiore soluzione e perché tutto potrebbe essere risolto molto semplicemente.

Le ragionevolezza di avere un organico di fatto tendente a zero

In genere l’amministrazione statale della scuola prevede un organico di diritto, composto da docenti a tempo indeterminato, che dovrebbe coprire la quasi totalità delle esigenze nazionali. Poiché esisite sempre un margine di flessibilità, a causa di un’indeterminatezza delle iscrizioni degli alunni, o a causa di distacchi sindacali o professionali degli insegnanti o per varie altre ragioni, di anno in anno, il Ministero autorizza anche dei posti in organico di fatto, cioè della durata di un solo anno.

Ciò proprio per sopperire alle mancanze di un organico di diritto, che per ovvie ragioni dovrebbe essere un numero marginale rispetto al totale. Su questi posti,  a normativa vigente, possono andare a richiesta i docenti di ruolo che chiedono di avvicinarsi alla propria famiglia in assegnazione provvisoria interprovinciale, oppure i supplenti, in base ad una graduatoria provinciale con un contratto a tempo determinato.

Quanto dovrebbe essere grande il dato dell’organico di fatto (nel caso del sostegno chiamato anche posto in deroga)? Diciamo il 2%, oppure il 5%, oppure ad essere proprio di manica larga, il 10%? Non esiste un numero esatto, ma dipende dalla capacità amministrativa far tendere questo numero a ZERO e quindi riuscire a ridurre questa percentuale in modo da assicurare più personale di ruolo e quindi assicurare anche la famosa continuità didattica.

Questo vale in generale per ogni tipo di posto comune e per qualsiasi tipo di insegnamento, a maggior ragione vale per l’insegnamento del sostegno, laddove questa percentuale attualmente supera invece il 35%.

L’irragionevolezza di un organico di fatto sul sostegno superiore al 35%

Tutto ciò succede perché, ad oggi, in tutta Italia ci sono più di 50.000 posti in deroga, su un totale di 150.000 posti di sostegno necessari, che sono frutto soprattutto dei ricorsi promossi dai genitori degli alunni con disabilità a cui era stato riconosciuto un numero di ore di sostegno attraverso la redazione dei Piani Educativi Individualizzativinti redatti in sede di GLHO.

Nonostante il PEI e quindi il numero delle ore di sostegno in essa contenuto da riconoscere all’alunno, sia frutto di una decisione collegiale di dipendenti dello Stato; presa da una commissione (GLHO) prevista dalla legge 104/92 e composta da un neuropsichiatra o altro specialista, un docente della classe dell’alunno, un docente specializzato, un assistente sociale e soprattutto dai genitori dell’alunno, il Miur, Ministero della Pubblica Istruzione, dal 2007 riconosce attraverso gli Uffici Scolastici Regionali solo un numero di ore pari ad 1:4 delle ore richieste nel caso di lieve disabilità (art. 3 comma 1) o pari ad 1:2 nel caso di grave disabilità (art. 3 comma 3).

Quale sia la ragione di questo automatismo al ribasso non è dato saperlo e certo non puo essere in nessun modo giustificato dalle esigenze di diminuire la spesa pubblica a danno dei più deboli. Però, forse, è arrivato il momento, che qualcuno riconosca che c’è stata una scelta amministrativa sbagliata. Chi vi scrive lo denuncia quasi da un decennio.

Una soluzione sbagliata che costa un miliardo di euro di danno erariale

Questo automatismo di negazione del diritto degli alunni con disabilità, ha costretto in questi 11 anni le famiglie di tutta Italia a ricorrere ai Tribunali, che nel 100%  dei casi ha condannato il MIUR alle spese legali e agli indennizzi da riconoscere alle famiglie per il torto subito. Un danno erariale che chi scrive calcola in almeno 1 miliardo di euro frutto di almeno 100.000 ricorsi in tutta Italia, senza considerare il danno della congestione della macchina amministrativa dei Tribunali, inondati da ricorsi sempre dello stesso tipo e sempre con la stessa conclusione e dell’aggravio di lavoro degli Uffici Scolastici Provinciali che ogni anno devono stilare graduatorie per regolare i trasferimenti e le assegnazioni provvisorie e le stipule dei contratti a tempo determinato dei supplenti.

La responsabilità della discontinuità didattica

A parte il danno erariale, che a mio avviso c’è e per il quale ho presentato esposto, prima alla Corte dei Conti di Palermo e mi appresto a farlo anche presso la Corte dei Conti di Roma, questa gestione dei posti in deroga sul sostegno è all’origine del balletto continuo degli insegnanti di ruolo e degli insegnanti precari.

Premesso che la FIRST non è mai intervenuta nella contrattazione su questo tema, la FIRST si è sempre distinta dalle altre Federazioni nazionali di tutela delle persone con disabilità proprio per avere sin da subito, nel mese di febbraio 2017, rigettato il decreto legge 66/2017, dichiarandolo inemendabile. Per tante ragioni, che in questa sede, non citerò per non dilungarmi troppo e che meriterebbe una rinnovata attenzione, non solo da parte dei lettori di questo articolo, ma soprattutto da parte dei legislatori che siedono in Parlamento.

Un raffinato tentativo di affermare una strana continuità didattica attraverso l’art. 14 della L. 66/2017

Cito semmai solo un articolo della 66/2017 che è al centro della questione della continuità didattica. L’articolo è il numero 14 al comma 3 e 4 che riporto integralmente:

  1. Al fine di agevolare la continuita’ educativa e didattica di cui  al comma 1 e valutati, da parte del dirigente scolastico, l’interesse  della  bambina  o  del  bambino,  dell’alunna  o  dell’alunno,  della  studentessa o dello studente e l’eventuale richiesta della  famiglia,  ai docenti con contratto a tempo determinato per i posti di  sostegno  didattico  possono  essere  proposti,  non  prima  dell’avvio   delle  lezioni, ulteriori contratti a tempo determinato nell’anno scolastico  successivo,  ferma  restando  la  disponibilita’  dei  posti   e   le  operazioni relative  al  personale  a  tempo  indeterminato,  nonche’  quanto previsto dall’articolo 1, comma 131, della citata legge n. 107  del 2015.Le modalita’ attuative del presente comma sono definite con  decreto  del  Ministro  dell’istruzione,  dell’universita’  e   della  ricerca da adottare ai sensi dell’articolo 17, comma 3,  della  legge  23 agosto 1988, n. 400, anche apportando le necessarie  modificazioni  al  regolamento  di  cui  al  decreto  del  Ministro  della  pubblica  istruzione 13 giugno 2007, n. 131.     
  2. Al fine di garantire la  continuita’  didattica  durante  l’anno  scolastico, si applica l’articolo 461  del  testo  unico  di  cui  al  decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297.  

 

Con art. 14 delle 66/17 l’insegnante viene scelto dai genitori e dal dirigente ma solo per tre anni. Vi basta?

Ovvio che il fine di chi ha contribuito a scrivere il testo di questo articolo sia la continuità didattica, ma fare discendere l’attribuzione di incarichi di insegnamento del sostegno a tempo determinato è in primo luogo in linea con la chiamata diretta appena bocciata dal Ministro Bussetti e oggetto di migliaia di manifestazioni di protesta da parte della categoria ed in contrasto con l’impianto normativo che regolamenta la chiamata dei supplenti che attendono in graduatoria, secondo una successione che discende da un punteggio acquisito in anni di lavoro precario e di studio. Cancellare tutto questo attraverso una scelta del dirigente e su richiesta del genitore, significa mercificare il ruolo dell’insegnante e aprire una nuova stagione della scuola pubblica italiana, dove addirittura l’insegnante verrebbe scelto, del resto, come previsto dall’articolo 1, comma 131, della citata legge n. 107  del 2015 solo per non più di tre anni.

Può essere scelto come insegnante specializzato anche un non specializzato. Chi si indigna?

Nella stessa norma stabilita per affermare la continuità didattica, si legge anche che dopo tre anni di incarico, il supplente, sebbene privo di specializzazione, non potrà più ricevere ulteriori incarichi!!! Siamo sicuri di volerla questa norma? La domanda è rivolta soprattutto ai colleghi precari che vorrei vedere al fianco dei docenti di ruolo lontani dalla propria terra, nella tutela dei diritti di tutti.

Nessuna continuità didattica prevista nell’art.14 per chi insegna in assegnazione provvisoria

Inoltre, questione molto importante e che nessuno ha mai sollevato, nonostante un vago richiamo alla precedenza contenuto al comma 3 dell’art.14, quando si riporta : “ferma  restando  la  disponibilita’  dei  posti   e   le  operazioni relative  al  personale  a  tempo  indeterminato, ci si dimentica totalmente della priorità dell’insegnante di ruolo, costretto a dover chiedere assegnazione provvisoria annualmenmte, ma a cui non viene minimamente riservata la possibilità di poter rimanere per continuitò didattica sullo stesso alunno degli anni precedenti, come e peggio dei precari, costretti ad inseguire una stabilizzaione non più della tipologia del contratto, bensì della propria professione e vita, essendo stati costretti da un algoritmo impazzito e dissennato ad essere titolare sulla carta al nord per poi essere assegnato puntualmente quasi sempre nella propria provincia, ma in una scuola a caso.

Anche per questi insegnanti dovrebbe essere possibile la continuità didattica, che nella norma del d.lgs. viene però totalmente dimenticato. Anzi, quest’ultimo rischia addirittura di non ottenere neanche l’assegnazione provvisoria per via del richiamato articolo 461 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 citato nel comma 4 dell’articolo 14 dl 66/2017:

Non si da’ luogo a spostamenti di personale dopo il ventesimo giorno dall’inizio dell’anno scolastico, anche se riguardano movimenti limitati all’anno scolastico medesimo e anche se concernenti personale delle dotazioni organiche aggiuntive”.

Ricapitolando

L’eccesso uso dei posti in deroga, ed a mio parere illegittimo, perché disattende indirettamente una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, ha comportato uno spaventoso danno erariale, un inutile ingolfamnento della macchina amministrativa dei Tribunali, una inutile carico di lavoro degli Uffici Scolastici Provinciali, costretti dapprima a lavorare le richieste di trasferimento degli insegnanti assunti lontano dalle proprie famniglie, ma soprattutto lontano dagli alunni che avevano sempre seguito, puntualmente rigettate per mancanza di posti trasformati in organico di diritto, che poi improvvisamente ricompaiono sotto forma di posti in deroga, come se fosse una gentile concessione governativa e che invece sono frutto di sentenze di condanna del MIUR, disponibili a quel punto per le domande degli insegnanti titolari al nord, di assegnazione provvisoria al SUD (per un solo anno), che quasi sempre vengono accolte. Infine poiché sono tantissimi i posti in deroga, sono sufficienti anche a fare lavorare come supplenti  diverse migliaia di insegnanti precari, sia specializzati che non specializzati.

Nessuno scandalo con la firma al contratto sulla mobilità. I precari specializzati hanno posti accantonati

E qui corre l’obbligo di fare un ultimo chiarimento. Nessuno si deve scandalizzare per la firma al contratto sulla mobilità. Che poi a scandalizzarsi sono gli stessi che hanno scritto e favorito l’art.14 della 66/17 che sostiene persino la riconferma del precario non specializzato. Moltissimi esperti si sono alzati indignati per l’apertura fatta ai docenti di ruolo privi di specializzazione, affinchè potessero ottenere l’assegnazione provvisoria sui posti in deroga.

Questa apertura è fatta alla luce di un insufficiente numero di docenti specializzati e si concederebbe questa apertura solo dopo avere garantito un numero di posti pari al numero di docenti specializzati presenti nelle graduatorie provinciali e nelle graduatorie d’istituto. L’unica osservazione pertinente dei colleghi precari specializzati consiste nel fatto che i posti in deroga a loro accantonati non garantirebbero la continuità con il posto ricoperto nel precedente anno, perché le operazioni delle assegnazioni provvisorie precedono quelle della stipula dei contratti a tempo determinato. Ma su questo si possono ancora trovare mille soluzioni.

Una soluzione ponte

Nessuno di questi esperti si indigna per le migliaia di incarichi di insegnamento dati a precari privi non solo della specializzazione, ma anche della stessa abilitazione all’insegnamento, tanto che si arriva a dare incarico non solo ai precari presenti nelle graduatorie d’istituto privi di specializzazione, ma anche a coloro che fanno semplice lettera ai dirigenti scolastici di messa a disposizione, cioè al primo che passa. Ed essendo stato io stesso un precario non ritengo che ci possa essere alcuna preclusione nei loro riguardi, considerato che anche quest’anno ci sarà lavoro per tutti.

Allora si trovi una soluzione ponte, attraverso un provvedimento ministeriale,  consentendo ai docenti di ruolo specializzati in assegnazione provvisoria ed ai precari specializzati, di poter tornare sugli stessi alunni dello scorso anno, ma si apra definitivamente la possibilità anche attraverso il Contratto Integrativo Regionale presso gli USR, considerato l’alto numero di posti in deroga, di concedere l’assegnazione provvisoria ai senza titolo, come già avvenuto due anni fa a tutti e senza alcun paletto. Basterebbe la volontà politica ed un ordinanza ministeriale.

Una soluzione definitiva. La trasformazione dei posti in deroga di sostegno in organico di diritto.

L’unica certezza è comunque che esiste una unica soluzione definitiva semplice per tutti da adottare il prima possibile nella legge di stabilità. La trasformazione dei posti in deroga di sostegno in organico di diritto.

  1. E’ un atto di civiltà da parte dello Stato nei confronti del cittadino che ha una disabilità,
  2. non danneggia le casse erariali come fatto sinora
  3. eliminerebbe tutti i casi pendenti presso i Tribunali che potrebbero occuparsi di cose più complesse,
  4. eliminerebbe dell’80% le pratiche relative alle domande di trasferimento e del 90% delle assegnazioni provvisorie, liberando di inutili incombenze gli Uffici Scolastici Provinciali e regionali,
  5. garantirebbe la continuità didattica per gli alunni e la continuità familiare degli insegnanti,
  6. determinerebbe un piano di rientro dei docenti meridionali immotivatamente allontanati dalle proprie province, avendo al contempo determinato una nuova questione meridionale
  7. determinerebbe un conseguente piano di assunzioni a tempo indeterminato di chi ancora giace nelle graduatorie provinciali nelle stesse province ove i candidati risiedono
  8. aprirebbe una florida stagione accademica per fare fronte alla formazione di 30.000 nuovi specializzandi su tutto il territorio nazionale
  9. metterebbe a tacere ogni inutile polemica su chi in questo Paese avrebbe più diritto a divenire insegnante specializzato per vocazione o meno
  10. Renderebbe meno gravoso il lavoro delle segreterie delle scuole, alla ricerca dell’insegnante di sostegno che non c’è

Si rammenta, inoltre che chi scrive è estensore di una piattaforma programmatica condivisa con diversi gruppi di insegnanti delle diverse regioni italiane (Osservatorio Diritti Scuola, Nastrini Liberi Uniti, Comitato 8000 esiliati fase B GAE, DISA 2014, Coordinamento docenti fase C, Vittime errore algoritmo, Tic Tac Mondo scuola gruppo fb, Docenti Immobilizzati gruppo fb, Docenti sardi fuori regione e provincia, Docenti fuori sede per un piano di rientro, Docenti mobilitati Sicilia, Mobilitati ragusani), che è stata votata sotto forma di mozione, da più di 50 comuni italiani, specie in Sicilia, ma anche in Abruzzo e in Calabria, dove si denuncia la “questione meridionale” determinata dalla 107/2015 e si propone un PIANO DI RIENTRO dei docenti immotivatamente spediti nelle regioni del nord, semplicemente perché i posti al SUD ci sono e perché non possiamo permettere che il divario tra le regioni Italiane si accentui ulteriormente. Per questo facciamo appello ai al Ministro per il SUD, On. Lezzi e ai presidenti e agli assessori delle regioni del SUD perchè facciano una richiesta univoca e forte al Governo Centrale.

Inoltre,

Osservatorio Diritti Scuola ha patrocinato un ricorso al TAR Sicilia gratuito per alcune famiglie siciliane volto a trasformare i posti in deroga in organico di diritto, per il quale si attende udienza.

ODS ha presentato esposto alla Corte dei Conti di Palermo ipotizzando un danno erariale

ODS presenterà esposto alla Corte dei Conti di Roma

ODS avvierà a partire dalla seconda metà di Luglio2018 un ricorso ad adiuvandum da parte degli insegnanti interessati volto alla trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto gratuito per chi è iscritto a ODS

Si presenterà ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per la reiterata emissione di decreti direttoriali degli USR di tutta Italia negli ultimi 11 anni, per sopperire alla mancata concessione di quanto previsto in sede di GLHO e di quanto previsto nel PEI, costringendo migliaia di famiglie a ricorrere ai Tribunali e costringendo ad una sede lavorativa diversa da quella che sarebbe spettata ai singoli lavoratori specializzati sul sostegno

Si continuerà in sede di Osservatorio per l’inclusione a difendere i diritti degli alunni con disabilità, di concerto con le altre associazioni delle famiglie e degli operatori specializzati e delle associazioni  degli insegnanti specializzati della FIRST.

                                                                                              Leonardo Alagna direttore Osservatorio Diritti Scuola

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